Costretta a giocare per 80 minuti in dieci, raggiunta dal Catania dopo il vantaggio in apertura e avviata verso un pareggio che l’avrebbe allontanata ulteriormente dalla capolista Inter, la Juventus trova il guizzo vincente con il centrocampista danese, sinora uno degli uomini meno in vista del gruppo di Ranieri, entrato nel finale, ma in tempo per sfruttare un clamoroso svarione difensivo di Terlizzi.I bianconeri tornano così dal Massimino con un risultato che pesa davvero tanto e ha forti somiglianze con il 2-0 ottenuto a Catania dai rivali nerazzurri: vittoria in inferiorità numerica, ottenuta grazie alla capacità di reggere il confronto chiudendo gli spazi nonostante l’uomo in meno e con un attaccante, Amauri, abile nel fare reparto da solo.Per il Catania, invece, arriva un’altra sconfitta che acuisce la crisi di risultati: nessun successo nel 2009, uno solo nelle ultime undici partite, la classifica che si complica.
Uno stop che deve far riflettere Zenga e i suoi, battuti per la seconda volta di fila in casa nonostante la superiorità numerica: buttare via così l’uomo in più, seppur contro avversari di rango, è un lusso che non ci si può permettere.I catanesi sono generosi, ma anche incapaci di chiudere i giochi quando possono e troppo approssimativi nella gestione del risultato nei minuti finali.
A ciò si aggiungano la prestazione non all’altezza di qualche elemento, alcune scelte di Zenga non del tutto condivisibili (Martinez e non Paolucci dopo l’infortunio di Tedesco, Tedesco terzino, Terlizzi in campo nel finale), l’erroraccio di Terlizzi e almeno un chiaro rigore negato da Morganti (fallo di mano di Marchionni) ed ecco completato il quadro di un incontro che si poteva vincere ed invece si è concluso con l’ennesima delusione.Zenga e Ranieri riservano qualche sorpresa nelle formazioni iniziali.
Tra il 27′ e il 28′, gli etnei reclamano due rigori nel giro di un minuto: prima per una caduta in area di Morimoto dopo un contatto con Legrottaglie, poi per un tocco di mano di Marchionni.
Fonte:
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Genova – L’aveva trovata per strada un passante, mentre vagava piangendo e in profonda agitazione. Fouzia, una ragazza marocchina che adesso ha 21 anni, nel pomeriggio di un anno fa aveva confidato a quel signore incontrato a pochi metri dal portone di casa di essere sfuggita per miracolo al controllo di suocera e marito che la tenevano segregata da tre anni. Avevano chiamato i carabinieri seduta stante. Da lì la denuncia per maltrattamenti al coniuge, quasi coetaneo e cugino della ragazza, e la fuga con il ricovero in una comunità protetta per donne maltrattate. Ma a sorpresa, in questi giorni è arrivata una sentenza del tribunale della città di Guercif, in Marocco, a cui il marito Abdellah si era rivolto, e che impone la ragazza a tornare subito sui propri passi. «Il tribunale condanna – si legge nella sentenza – la convenuta a rientrare nella casa coniugale, con esecuzione immediata della sentenza». La ragazza, si legge nel provvedimento datato 3 luglio 2008, dovrà pagare anche le spese processuali. È la Sharia, la dura legge coranica.
«Ma il marito non ha alcuna intenzione di riprendersela, ormai – chiarisce subito il legale dell’uomo, l’avvocato Gianfranco Pagano -. Il ragazzo ha ventitré anni ed è anche piuttosto attraente e forse la moglie ha agito per gelosia. Sono otto anni che lui si trova in Italia. Le nozze sono avvenute cinque anni fa in Marocco, dove i due, che sono parenti, si frequentavano da bambini e da bambini si sono sposati».
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=291239