Era convinto che la madre «fosse destinata a morire a causa del suo male» e per questo l’ha uccisa, sgozzandola con un coltello da cucina mentre dormiva in casa sua. È un dramma della follia quello che si è consumato nella notte tra mercoledì e giovedì a Boccea. Dopo l’omicidio Raffaele Tesi, 30 anni, programmatore di computer, ha chiamato il 113 e si è fatto arrestare.La mamma, Paola Tesi, 50 anni, era da tempo malata di schizofrenia. E, secondo quanto accertato dagli investigatori della squadra mobile e dagli agenti del commissariato Aurelio, l’uomo associava la schizofrenia della madre ad una fase terminale di tumore. A scatenare il raptus di follia, forse, proprio la preoccupazione per le condizioni di salute della donna, che ultimamente si erano aggravate. Per capire il perché di tanta violenza improvvisa gli investigatori hanno disposto anche accertamenti sulle condizioni psichiche del giovane matricida, che non risulterebbe essere in cura in nessun centro di salute mentale. Gli inquirenti lo descrivono come un soggetto assolutamente calmo e non aggressivo. Appassionato di scrittura creativa e soprattutto di racconti «dark horror», Raffaele aveva messo on line alcuni sui scritti, caratterizzati da un unico filo conduttore: la morte. Il delitto è avvenuto intorno alle quattro del mattino in una palazzina di via Boccea 120, dove la vittima viveva insieme al padre Santo, ex corazziere del Quirinale, e alla sorella Agnese, professoressa di matematica.
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Netto calo per i corsi obbligazionari europei in una giornata che ha visto le piazze azionarie tentare di limitare le perdite. Il derivato sul decennale tedesco, scadenza dicembre, si è mosso nel finale attorno a 115,95 punti rispetto al riferimento precedente che era pari a 116,85 punti. Il bund future ha oscillato, nel corso della seduta, tra un minimo di 115,46 e un massimo di 116,6 punti.
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da Parigi«Benché il personaggio di Coco Chanel mi fosse familiare, mai mi sarei gettata nel film senza Audrey Tautou, piccola, esile, decisa come lei», dice Anne Fontaine, regista di Coco avant Chanel. Vedendo l’eroina di Amélie Poulain in abito d’epoca, cappellino calato sulla fronte come voleva la stilista, se ne conviene. Cominciate al castello di Millemont, le riprese continuano in Normandia. Il film s’ispira all’Irregolare, meravigliosa biografia di Edmonde Charle-Roux (Rizzoli), e racconta gli inizi della futura regina della moda; a differenza del film-tv con Shirley MacLaine, ha avuto il sostegno della Casa Chanel e di Karl Lagerfeld, che hanno aperto archivi e collezioni alla regista. Si comincia col rapporto della giovane orfana con Etienne Balsan (Benoît Poelvoorde), il primo amante. Presto Coco s’annoia di questo nobile gaudente, preferendogli l’amico Arthur Capel, detto «Boy». Dice Anne Fontaine: «Entrambi sono figli abbandonati e autodidatti; è il colpo di fulmine fra loro». Col suo sostegno, la ragazza inventa cappelli, poi abiti e conquista l’ambita indipendenza, liberando anche il corpo della donna: gonne più corte, vita meno marcata, cravatta maschile, giacca e calzoni da cavallerizzo, Mademoiselle lancia la linea androgina, audace e semplice, tuttora l’apice dello chic. «Ogni donna che sogni un destino si ritroverà negli esordi di Coco Chanel, ragazza senza educazione che vuol integrarsi pur esacerbando le differenze», dice Audrey Tautou.
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Con la complicità di due connazionali, otto anni fa un romeno abusò di una donna italiana, con problemi psichici, nei pressi della stazione Termini. La vittima morì a seguito delle sevizie. Il malvivente, che dovrà scontare 5 anni e 6 mesi di carcere, è stato arrestato ieri dai carabinieri dopo una lunga latitanza.
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Caro Granzotto, comincio a capire l’editore de la Repubblica De Benedetti che ha deciso di farsi cittadino svizzero. E Mussolini che diceva che governare gli italiani non è difficile, ma è inutile. Ma come si può essere più in malafede dei politici e dei sindacalisti che chiamano la piazza a manifestare e a scioperare contro la riforma Gelmini? Come possono definire la reintroduzione del grembiule, del maestro unico, del voto in condotta e dei voti in cifre «provvedimenti devastanti che provocheranno gravissimi danni al sistema dell’istruzione pubblica» o, come ha detto Veltroni, che mirano ad «aumentare le diseguaglianze»? Io capisco che nella polemica politica ogni argomento è buono, ma indire lo sciopero generale per un grembiule da indossare in aula mi sembra demenziale e mi vergogno un po’ di essere italiano.Demenziale sì, ma anche facile, caro De Marco. La scuola è infatti di natura sciopereccia: lo sono gli studenti delle classi superiori che preferiscono di gran lunga sfilare in corteo che non stare dietro i banchi. Lo sono gli insegnanti ex sessantottini o quelli, più giovani, che di Sessantotto ne sognano uno nuovo (come potrebbe chiamarsi, nel caso? Zerotto? E loro zerottottini? Mah). Lo sono quei genitori girotondini che hanno preso gusto a partecipare alle manifestazioni di piazza con il pupo, iscritto alla materna, a cavalluccio. Insomma, vedendola dal punto di vista della partecipazione, a proclamare uno sciopero della scuola si fa sempre centro.
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