Comincia con «un grave annuncio da Praga» la cronaca delle giornate dell’invasione sovietica in Cecoslovacchia. È il 21 agosto 1968 e su le pagine de l’Unità si raccontano l’«emozione e la profonda preoccupazione nel movimento operaio internazionale». Ma è solo l’inizio. Il giorno successivo, 22 agosto il giornale riporta la drammatica successione degli avvenimenti, le reazioni dei partiti comunisti europei, in particolare quello francese, della Cgil e di altre associazioni che deplorano l’invasione; ma c’è soprattutto il comunicato dell’ufficio politico del Pci, che esprime il suo «grave dissenso» e la «propria solidarietà con l’azione di rinnovamento condotta dal Partito comunista cecoslovacco». La rottura e la presa di distanza dall’intervento sovietico sono nette e storiche. E si consolidano giorno dopo giorno. Il 23 agosto, in prima pagina, si legge la dichiarazione del segretario Luigi Longo, che parla a nome del Comitato centrale sugli ultimi sviluppi degli avvenimenti cecoslovacchi: «L’ufficio politico del nostro partito ha manifestato la propria riprovazione dell’intervento militare ritenendolo ingiustificato e considerando che compete ai comunisti e al governo di Cecoslovacchia di garantire la difesa del sistema socialista e il rinnovamento democratico del loro paese». Poi nelle pagine interne l’inviato a Vienna, Giuseppe Boffa, racconta il congresso straordinario, riunito in una fabbrica a Praga, del Partito cecoslovacco.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78204