Il giaimaica Usain Bolt, la star delle Olimpiadi di Pechino, dopo il record dei 100 metri cancella anche il primato mondiale storico di Michael Jhonson nei 200 e si aggiudica l’oro con 19,30 secondi contro i 19,30 del suo predecessore. Così oltre ad entrare nell’albo dei record Bolt diventa anche il nono sprinter ad aggiudicarsi la doppietta 100/200 alle Olimpiadi. Finora c’erano riusciti sei statunitensi, un canadese e un sovietico. L’ultimo a mettersi al collo entrambi gli ori era stato Carl Lewis nel lontano 1984 a Los Algeles. Così con il suo stile ormai noto Bolt ha urlato davanti alle telecamere a fine gara: «Sono io il numero uno» mentre nello stadio olimpico risuona la canzone «Buon compleanno» per il neocampione che giovedì compie 22 anni. Mercoledì mattina anche per l’Italia dopo le amarezze di martedì è arrivata la 20esima medaglia. A conquistarla è Alessandra Sensini, che ha vinto la medaglia d’argento nella vela, classe Rsx. L’azzurra ha vinto l’ultima regata, conquistando quei punti che le sono serviti per salire sul secondo gradino del podio. La medaglia d’oro è andata alla cinese Yin Jian, mentre il bronzo alla britannica Bryony Shaw. Grande prova della grossetana che ha preso subito la testa della regata e non l’ha mai mollata, rintuzzando i tentativi di recupero delle avversarie, in particolare della britannica, mentre la cinese – forte del primato in classifica generale proprio davanti alla Sensini – badava a non farsi superare dalle altre e a mirare a quei punti necessari per il successo finale così da annullare il vantaggio che ne sarebbe derivato all’azzurra con il suo successo.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78182
«Sappiate compagni che se compiamo questo passo non potremmo mai più tornare indietro, qualunque cosa accada». Il passo è l’appoggio alle riforme di Alexander Dubcek, e alla stagione del nuovo socialismo cecoslovacco, un «socialismo dal volto umano». Le parole con cui Luigi Longo, segretario del Pci si rivolge ai suoi compagni in una riunione di Direzione del marzo 1968, (come raccontato su l’Unità da Enzo Roggi, il 21 agosto 1988) segnano la svolta: un punto di non ritorno nel rapporto con il movimento comunista internazionale. Un realismo politico che troverà nei giorni seguenti all’invasione e nell’espressione del «grave dissenso» la sua acme. E la sua più difficile affermazione. Il 23 agosto, a circa 48 ore dall’invasione, la Direzione diffonde un documento che chiede il ritiro rapido delle truppe sovietiche dalla Cecoslovacchia, e disegna i contorni di un «nuovo internazionalismo», una nuova concezione dei partiti comunisti occidentali nel processo politico mondiale e «una più avanzata visione del rapporto tra socialismo e democrazia.». È in tale ottica che il Pci, pur non rompendo con l’Urss, cerca la mediazione per mettere fine all’intervento a Praga. E difendere l’operato e le scelte di Dubcek. Il nuovo corso avviato dal segretario slovacco viene letto infatti come «primo progetto di democratizzazione del potere socialista».
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78206
«Dal falò alla Rete». Questo è il titolo di uno dei tantissimi post inseriti in uno dei siti delle comunità Rom Sinti e Kalè in Italia e nel mondo. A parlare della propria storia, della storia dei propri passi e del difficile cammino verso l’integrazione nei paesi d’approdo sono proprio loro. I nomadi, i gitani, gli zingari, comunità una volta viandanti oggi sempre più stabili e alla ricerca di uno spazio integrato. Sul web scrivono, si informano e si ritrovano virtualmente dopo secoli di cammino. I luoghi sono quelli di tutti i cybernauti: blog, siti dedicati e in questo caso completi di mappe virtuali. Le più note finestre sulla comunità online del popolo nomade – oltre a quello della Federazione Rom e Sinti insieme – sono «Mahalla» che raccoglie le comunità Sinti, Rom e Kalè da tutto il mondo e «Sucar Drom» dove la foto sotto l’apertura – uno striscione con su scritto: «Non vi vogliamo vi odiamo» – augura a tutti buone vacanze. C’è poi il sito dell’Unione del Popolo Gitano, organizzazione riconosciuta dalle Nazioni Unite che raccoglie le notizie sui gitani in tutto il mondo. Ma la comunità raccoglie siti di tutti i tipi. Portali della cultura Rom e Sinti come «Bjoco» o «Vurdòn» dove la cultura si incontra con la storia, quella più cruenta. Così ad aprire il sito è il «manifesto sulla purezza della razza» pubblicato settant’anni fa, quello da cui scaturirono le leggi razziali.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78198
Comincia con «un grave annuncio da Praga» la cronaca delle giornate dell’invasione sovietica in Cecoslovacchia. È il 21 agosto 1968 e su le pagine de l’Unità si raccontano l’«emozione e la profonda preoccupazione nel movimento operaio internazionale». Ma è solo l’inizio. Il giorno successivo, 22 agosto il giornale riporta la drammatica successione degli avvenimenti, le reazioni dei partiti comunisti europei, in particolare quello francese, della Cgil e di altre associazioni che deplorano l’invasione; ma c’è soprattutto il comunicato dell’ufficio politico del Pci, che esprime il suo «grave dissenso» e la «propria solidarietà con l’azione di rinnovamento condotta dal Partito comunista cecoslovacco». La rottura e la presa di distanza dall’intervento sovietico sono nette e storiche. E si consolidano giorno dopo giorno. Il 23 agosto, in prima pagina, si legge la dichiarazione del segretario Luigi Longo, che parla a nome del Comitato centrale sugli ultimi sviluppi degli avvenimenti cecoslovacchi: «L’ufficio politico del nostro partito ha manifestato la propria riprovazione dell’intervento militare ritenendolo ingiustificato e considerando che compete ai comunisti e al governo di Cecoslovacchia di garantire la difesa del sistema socialista e il rinnovamento democratico del loro paese». Poi nelle pagine interne l’inviato a Vienna, Giuseppe Boffa, racconta il congresso straordinario, riunito in una fabbrica a Praga, del Partito cecoslovacco.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78204
La Lega Nord sta cercando alleanze con l’estrema destra europea per dar manforte alla sua “crociata” contro le moschee. Il partito di Bossi, con la partecipazione dell’eurodeputato Mario Borghezio, aderisce al “Congresso contro l’islamizzazione” indetto a Colonia, dal 19 al 21 settembre prossimo, dal movimento di destra ‘Pro Köln’. Ne dà notizia il sito informativo francese Rue 89. La galassia della destra xenofoba europea si ritroverà nella città tedesca per cercare di innalzare la così detta “invasione musulmana” a problematica comune delle città “cristiane” europee. Fino qui niente di nuovo. Si sa che l’ultradestra rivendica da sempre la superiorità cristiana contro “il cattivo musulmano” dalla scimitarra affilata. A destare qualche perplessità è la presenza al congresso di un partito di governo di un paese fondatore della Ue, nonché titolare del ministero degli interni e delle riforme. La Lega Nord appunto. Tra i movimenti che interverranno ci sarà il fiammingo Vlaams Belang, nato sulle ceneri del Vlaams Blok, partito ultranazionalista sciolto dall’Alta Corte belga per incitamento alla discriminazione e all’odio razziale. Saranno presenti alcuni membri dell’Npd, organizzazione tedesca dichiaratamente neonazista che in certi stati del nord della Germania arriva a prendere il 30 per cento dei consensi.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78285
Le forze russe hanno iniziato a ritirarsi dalla Georgia, con un convoglio di veicoli che sta uscendo dalla Tskhinvali, la capitale della regione secessionista dell’Ossezia del Sud. Lo riporta l’agenzia russa Ria Novosti citando i corrispondenti secondo i quali il convoglio di truppe è diretto a Vladikavkaz nell’Ossezia del Nord. Si prospetta un caldo lunedì d’agosto per le relazioni internazionali. A surriscaldare il clima ci ha pensato il presidente francese Nicolas Sarkozy. Il ritiro militare russo dalla Georgia «non è negoziabile». Sarkozy, che in questa guerra ha avuto un ruolo fondamentale mediando tra Tiblisi e Mosca, ha lanciato un monito alla Russia ribadendo la posizione della Ue. Il ritiro, ha sottolineato il presidente francese, deve avvenire «senza rinvii». «Nel caso in cui Mosca rimandi ulteriormente il ritiro promesso per lunedì – scrive Sarkozy su “Le Figaro” – il presidente di turno dell’Ue (lo stesso Sarkozy) convocherà un Consiglio straordinario dell’Unione. A mio parere ciò non è negoziabile – continua il titolare dell’Eliseo – Riguarda tutte le forze entrate dal 7 agosto scorso» Anche dagli Usa arrivano segnali di un riscaldamento del clima politico internazionale. Secondo il “New York Time” la Russia ha dispiegato in Ossezia del Sud batterie di missili tattici SS-21 puntati sulla capitale georgiana. Mosca ha spostato a nord di Tskhinvali, rampe mobili e mezzi pesanti.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78119
Chi ha passato una parte non piccola della propria vita a studiare i fascismi sa che il modello primogenito, quello di Mussolini, è morto ma ha lasciato in Italia una pesante eredità e che la frase di Marx, citata da Umberto Eco, sul passaggio nella storia dalla tragedia alla farsa, quando un fenomeno si riproduce, ha una sua, innegabile validità.Ma quali sono le caratteristiche di quel fenomeno che emergono dalla terza ascesa di Berlusconi e dei suoi alleati al governo nazionale?Prima di tutto la salda fede anti-democratica che li contraddistingue e li spinge a pattugliare le città con l´esercito, a prendere le impronte ai bambini dei Rom con la scusa del censimento, a trattare le prostitute con le botte e la pubblica esposizione, ad esibire una versione della società italiana, gravemente mistificata dei rapporti tra uomini e donne, tra italiani ed immigrati.Si potrebbe continuare ancora con molti esempi che stanno vivendo in questi ultimi mesi gli italiani in tutta la penisola.Ma quel che conta di più e di cui si parla troppo poco è l´egemonia culturale (e qui interviene Gramsci, un autore poco letto dai nostri connazionali) di cui non si parla mai.I seguaci di Berlusconi al governo, in parlamento, nelle città (e sono tanti) dispongono di quasi tutti i mezzi di comunicazione in questo paese: sei reti televisive su sette, tutti i grandi quotidiani se si esclude la Repubblica e migliaia di settimanali e periodici di ogni genere.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78178
Continua la guerra della La Lega Nord alle moschee. Pronta una legge-muro del ‘Carroccio’ contro la costruzione di nuovi luoghi di culto per gli islamici. A farsene promotore è il capogruppo alla Camera Roberto Cota che la prossima settimana depositerà una proposta di legge che prevede regole ferree per le concessioni comunali e regionali agli edifici religiosi. «Non vogliamo che continui così che nasca una moschea ogni quattro ore», dice. Il capogruppo leghista è preoccupato: «Prima avevamo a che fare con i musulmani ora con l’Islam. Cioè con una comunità che non distingue vita politica, religiosa o culturale, ed è inconciliabile con il nostro sistema giuridico». «Vogliamo bilanci trasparenti – prosegue Cota – niente fondi dall’estero, magari da terroristi. Neppure un euro dallo Stato. Lo statuto dei proponenti dovrà riconoscere la laicità dello stato e la famiglia monogamica». Ed ancora: «La Regione valuterà dimensioni e impatto delle moschee. Niente minareti, niente muezzin che spezzano il silenzio e niente moschee a meno di un chilometro da una chiesa. L’ultimo sì sarà dei cittadini – dice Cota – obbligatorio un referendum. E una volta ottenuto il via libero, le regole di comportamento saranno rigidissime. Vietati infine commerci e attività di istruzione. Niente madrasse, niente scuole islamiche». Non è nuovo questo atteggiamento oltranzista della Lega contro gli islamici.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78280
Famiglia Cristiana non è il solo giornale ad inquietare le gerarchie della Chiesa. È già successo; risuccederà. Con l’assenso silenzioso del Vaticano il fascismo aveva scremato ogni testata considerata inopportuna. Fogli diocesani «non patriottici» nel mettere in dubbio le opere del regime. Anche la democrazia non è stata da meno. Lontano dai veleni del dopoguerra, negli anni Ottanta Padre Alex Zanotelli è stato rimosso dalla direzione di Nigrizia per aver pubblicato l’elenco delle industrie italiane che fabbricavano armi proibite: mine antiuomo, per esempio. E Alex si è rifugiato fra i disperati di una baraccopoli di Nairobi. Dieci anni fa un nunzio apostolico smentiva con durezza l’Osservatore Romano rimpicciolendolo in «uno dei tanti giornali cattolici, ma non voce ufficiale del Vaticano». Insomma, dire qualcosa che contraddica la visione di un alto prelato può diventare un azzardo con incognite pericolose per un giornale della galassia cattolica. Come tutti sanno nella sala stampa di Roma padre Lombardi ha preso le distanze dalla rivista dei Paolini, mentre tempo fa, a Città del Messico, il nunzio spostolico Girolamo Prigione, rispondeva ai giornalisti che chiedevano conto del suo strano silenzio su un monsignore perseguitato dalle milizie private dei grandi proprietari del Chiapas. Il nunzio lo aveva abbandonato, perché? «Perché è un problema interno messicano.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78111
Pubblichiamo questa riflessione sulla vicenda dello steward siciliano Domenico Riso, morto con il suo compagno e il figlio di quest’ultimo, nell’incidente aereo avvenuto nei giorni scorsi a MadridRestituiamo dignità a Domenico Riso.Il dolore per la scomparsa di un giovane uomo in modo cosi assurdo richiede sempre il massimo rispetto e la capacità di fare un passo indietro, di coltivare il silenzio come atteggiamento adeguato e rispettoso. Ci abbiamo provato per due giorni e abbiamo mantenuto, nonostante la drammaticità dell’accaduto, l’adeguata distanza di chi non è in prima persona coinvolto.Ma i servizi tv e la rassegna stampa di ieri e di oggi ci hanno ancora una volta indignato.La vita di Domenico Riso è stata avvolta da una cortina fumogena tragicamente ridicola, e ci siamo chieste e chiesti, quando in questo paese si avrà il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome? Quando un gay siciliano che è emigrato, si è costruito una vita nuova, una propria famiglia, potrà ottenere il rispetto dovuto almeno dopo morto? E’ possibile che la sua famiglia completamente distrutta in un tragico incidente non sia uccisa una seconda volta dall’ipocrisia, dall’omissione, dal perbenismo? E’ dovere per chi dovrebbe informare correttamente, dare conto di una storia che purtroppo è stata bruscamente interrotta, e che propone una riflessione ampia sulla condizione di milioni di gay e lesbiche in questo paese.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78292